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Studio legale Fragale


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Corriere della Sera - Cronaca di Roma - 15 Novembre 2010

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Ruscelli e falde a rischio intorno al SITO.
Malagrotta, processo agli avvelenatori
Il pm: «Acque inquinate fin dal 2007».
Udienza contro l'amministratore della società che gestisce la discarica: rifiuti speciali falsamente classificati.

Malagrotta, processo agli avvelenatori
Il pm: «Acque inquinate fin dal 2007»

Udienza contro l'amministratore della società che gestisce la discarica: rifiuti speciali falsamente classificati.
Le acque inquinate del Rio Galeria, che passa a Malagrotta, nel punto in cui affluiscono al Tevere.
ROMA - Scarichi delle acque reflue industriali e «contenenti sostanze pericolose» provenienti dalla discarica di Malagrotta «sistematicamente» immessi nel Rio Galeria, fiumiciattolo che, dopo aver attraversato la campagna di Ponte Galeria, si perde nel Tevere. E ancora: registri di carico e scarico «falsamente attestati», per dribblare i controlli su rifiuti definiti speciali che in effetti erano da «classificare come pericolosi». Fatti contestati, sulla base di analisi effettuate a partire dal 2007 anche dall’Arpa, a Francesco Rando, 72 anni, amministratore della società Giovi che gestisce la discarica più grande d’Europa.
Venerdì 12 novembre c’è stata un’udienza al tribunale penale di Roma e a leggere la citazione a giudizio firmata dal pm Giuseppe Corasaniti si scopre che l’allarme lanciato a luglio 2010 dall’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) ha un «precedente». Quello emerso dai prelievi allegati agli atti del processo e risalenti a tre anni fa.

SCARICHI INQUINANTI NON AUTORIZZATI - «Arsenico, zinco e nichel» sono stati immessi nel fosso di Santa Maria («affluente» del Rio Galeria, ndr) tramite «un’apposita canalizzazione», «in assenza di qualsiasi autorizzazione e in «quantitativi superiori ai limiti consentivi». Eloquente l’esame dell’ arsenico, trovato in 12.571, 43 milligrammi per chilo contro i 20 per chilo fissati come valore massimo.
E ancora: dev’esserci spazzatura e spazzatura, visto che una parte di quella trattata a Malagrotta, in questo caso dichiarata pericolosa, avrebbe dovuto essere smaltita altrove perché il «sito non era autorizzato per tali rifiuti». Insomma: uno scenario complessivo affatto differente da quello delineato nei controlli effettuati tra febbraio e maggio e per i quali l'estate scorsa Arpa ha sollecitato ai gestori della discarica la «messa in sicurezza».

RISCHIO PRESCRIZIONE - Il procedimento giudiziario adesso rischia di arenarsi nelle secche della prescrizione. A denunciarlo è l’avvocato Francesca Romana Fragale, che difende il Comitato Malagrotta. «Le violazioni contestate dalla procura possono essere condannate penalmente tramite contravvenzioni – precisa il legale – per le quali non sono previsti tempi lunghi di prescrizione. Considerando che i fatti risalgono al 2007 e che siamo ancora alla discussione delle questioni preliminari, c’è il forte rischio che il processo finisca nel nulla». Un rischio che però «non attiene - puntualizza l’avvocato Fragale - all’ odierno ottimo giudicante Debora Sulpizi».

I MUNICIPI PARTE CIVILE - Intanto il comitato Malagrotta, assieme a Wwf e Verdi, hanno chiesto di essere ammessi come parte civile al processo. La stessa richiesta è stata inoltrata via lettera ai 3 minisindaci del XV (Magliana), XVI (Boccea/Portuense) e XIII (Ostia Acilia) da un consigliere Pdl del XV Municipio, Marco Palma: «Mai come adesso è opportuno che i municipi danneggiati dall’inquinamento producano atti per la costituzione di parte civile».


Il Rio alle spalle dell'inceneritore a Malagrotta
«NON C'E' PROVA SIA COLPA NOSTRA» - I gestori della discarica, però, ribattono che «non esiste alcuna prova che l'inquinamento delle acque circostanti Malagrotta siano imputabili alla presenza del sito». Ad affermarlo sono il presidente del Colari Manlio Cerroni, proprietario della discarica, e l'amministratore unico di Giovi srl Francesco Rando - lo stesso ora sotto processo -, per i qual i 160 ettari di estensione della discarica sono isolati per 6 chilometri «da un diaframma plastico, il “polder”, costituito da pannelli di materiale impermeabile». Cerroni e Rando citano uno studio condotto nel 2009 dall'Università La Sapienza secondo cui «non esistono elementi che facciano anche solo ipotizzare perdite dall'interno della discarica verso l'esterno».

Alessandro Fulloni
15 novembre 2010




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