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Studio legale Fragale


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INTERVISTA A FRANCESCA ROMANA FRAGALE SU RADIO VATICANA

Articoli

Giovanna Canzano
intervista
FRANCESCA ROMANA FRAGALE
5 GIUGNO 2008

IL PROCESSO A RADIO VATICANA

CANZANO 1- L'inquinamento elettromagnetico della Radio Vaticana apre la discussione su un argomento nuovo per il nostro diritto…
FRAGALE - Al sorgere della tematica dell'inquinamento elettromagnetico il caso della Radio Vaticana ha assunto un livello emblematico. Premesso che non si manifestano contrarietà all'operato di un modo di diffusione del Messaggio nel Mondo, anzi, si avalla, l'inquinamento elettromagnetico costituisce un rovescio della medaglia nel progresso della telefonia mobile e della comunicazione con il quale occorre confrontarsi. Se appare ineludibile l'accettazione con gaudio del progresso tecnologico, non si può non tenere conto che, in base ai principi di precauzione e di rispetto del concetto dello sviluppo sostenibile, occorra monitorare e se del caso porre limiti ad eccessi o arbitri rispetto alle norme di legge vigenti nel nostro Paese e nella Unione Europea. La legge italiana ha imposto il limite di emissione di 6 volts/metro nel territorio nazionale.
CANZANO 2- Dove sorgono gli impianti?
FRAGALE - Nella zona di Cesano la Città Stato del Vaticano possiede un'area extraterritoriale di 54 ettari. In tale zona sorgono gli impianti di trasmissione di Radio Vaticana. Per accordi intervenuti tra lo Stato italiano e la Santa Sede quel sito è di pertinenza del Vaticano come Stato estero, come il territorio incluso nelle mura leonine.
CANZANO 3- Come si verificava l'inquinamento elettromagnetico?
FRAGALE - Nelle zone limitrofe al segnale radio hanno cominciato a verificarsi problemi di sovrapposizione vincente delle onde emesse dalla radio Vaticana rispetto ad altre stazioni, la presenza esclusiva dai citofoni, la trasmissione nelle abitazioni private da qualunque oggetto di metallo o a conduzione agevolata (termosifoni, lampadari, cucine a gas, ecc.). Tali circostanze si verificavano tanto all'interno dell'area di pertinenza dello Stato del Vaticano, quanto nelle zone limitrofe sottoposte alla giurisdizione dello Stato italiano. Inoltre venivano effettuati studi epidemiologici che attestavano una peculiare concentrazione numerica di leucemie infantili nell'area prospiciente le antenne di Cesano.
CANZANO 4- A quel punto è parso ovvio intervenire…
FRAGALE - Sì, è quel che ha fatto la Procura della Repubblica di Roma che, su impulso dei cittadini colpiti, ha attivato due procedimenti penali per verificare se vi fossero fattispecie di reato. In una prima fase le indagini hanno accertato un livello di emissioni enormemente superiore a quello consentito, fino a 30 volts/metro. Dunque si è proceduto penalmente, con il procedimento per le molestie sonore divenuto processo, e con la questione tuttora oggetto di accertamento del nesso di causalità tra l'insorgere di patologie tumorali e l'emissione oltre i limiti consentiti di onde elettromagnetiche è ancora. Preliminarmente la difesa ha eccepito davanti alla Corte di Cassazione la competenza del Tribunale italiano, sostenendo che la Città Stato del Vaticano avrebbe dovuto essere considerata come uno Stato estero.
CANZANO 5- E cosa ha deciso la Corte di Cassazione?
FRAGALE - La Cassazione ha ovviamente riconosciuto il Vaticano come Stato estero, ma ha egualmente stabilito la competenza del giudice italiano in base al principio che gli effetti delle emissioni presuntivamente dannose si producevano in territorio italiano, oltre dunque i confini dell'area di proprietà vaticana. Se si fosse dichiarato il contrario, si sarebbe giunti all'assurdo di immaginare non di competenza dello Stato italiano, per fare un esempio, un bombardamento del Piemonte o della Liguria operato a partire dalla Francia. Superato questo ostacolo, il processo veniva perciò riassunto dinanzi al Tribunale penale di Roma, con un dibattimento lungo e approfondito, caratterizzato da un numero eccezionale di testimonianze di persone che lamentavano molestie e di consulenze tecniche di parte e di ufficio sulla correlazione esistente fra i danni lamentati e l'eccesso di livello delle emissioni elettromagnetiche. Alla fine, il Giudice di primo grado condannava i responsabili pro tempore della Radio Vaticana, un Ingegnere e un Cardinale.
CANZANO 6- E in appello?
FRAGALE - La Difesa della Radio Vaticana proponeva appello avverso la sentenza, motivandolo con argomenti di diritto sinceramente non pretestuosi, anche se non condivisi dalla Procura e da noi Avvocati di parte civile. I cittadini sono stati assistiti anche per il tramite delle associazioni ambientaliste e dei consumatori maggiormente rappresentative, come "Verde, Ambiente e Società", "Cittadinanza Attiva", "Codacons".
CANZANO 7- Quale era la norma principale di riferimento del dibattimento in appello?
FRAGALE - Era, come in primo grado, l'articolo 674 del Codice penale, titolato: "getto pericoloso di cose". Il contenzioso diventava a questo punto di natura interpretativa, vale a dire se era possibile o no ricomprendere l'energia elettromagnetica nel concetto di "cosa". Per noi sì, ma la Corte di Appello di Roma accoglieva la tesi opposta della Difesa di Radio Vaticana e proscioglieva gli imputati.
CANZANO 8- Dunque tutto è finito con la sconfitta dei cittadini e delle associazioni ambientaliste?
FRAGALE - No, al contrario: gli Avvocati di parte civile e la Procura hanno infatti impugnato compatti la sentenza, sostenendo che la norma penale è perfettamente integrata con i fatti oggetto di dibattimento. La Corte di Cassazione ha così annullato con rinvio quanto stabilito in secondo grado, dando ragione al Giudice di primo grado che aveva emesso sentenza di condanna e chiedendo una duplicazione del processo di secondo grado. Un successo di fatto, anche se la partita non è ancora chiusa.
CANZANO 9- Questo processo come esempio di civiltà…
FRAGALE - Quello contro la Radio Vaticana è sicuramente un processo di stampo epocale. Comunque termini, è significativo che già oggi Radio Vaticana abbia abbassato il livello delle emissioni ai limiti fissati dalla legge italiana. Si può affermare perciò che alcuni principi ed esiti già acquisiti appaiono un vanto per la giustizia italiana. Nonostante fosse di indiscutibile prioritaria autorevolezza e destinatario del massimo rispetto, nonché Stato estero, l'imputato veniva trattato come un qualunque soggetto accusato di avere violato una norma del codice penale italiano. Con la dovuta accortezza di approfondimento e di garanzia e contemporaneamente con la dovuta applicazione del principio "La legge è uguale per tutti".
CANZANO 10 - Tutto va dunque bene, per quel che riguarda il rispetto della legge e della Costituzione nel nostro Paese?
FRAGALE - Non sempre. In realtà nel nostro Paese troppo spesso vengono adottati due pesi e due misure e con troppa frequenza si constatano esempi di situazioni inique. Rimanendo alla mia esperienza - sono quasi quindici anni che tratto la materia del diritto penale e del diritto penale nell'ambiente - ad esempio le persone non abbienti non hanno garantita la difesa penale, pur costituzionalmente prevista per tutti, tranne si tratti di individui quasi del tutto indigenti.
Torti altrettanto gravi si lamentano poi nei casi nei quali si assiste alla violazione di principi costituzionali altrettanto ineludibili, come nel caso della violazione dei diritti di manifestazione del pensiero, problema che non dovrebbe mai porsi in uno Stato che si definisca democratico. Invece in Italia si assiste alla lesione frequente in questo stesso campo, del principio di eguaglianza, sovente artatamente eluso. Voglio fare un esempio, che in qualche modo fa capire la difficoltà di risposte univoche alla sua domanda, perché riguarda di nuovo lo Stato Vaticano, nella persona del Papa: parlo della ingiusta censura dal Pontefice all'Università di Roma La Sapienza.
CANZANO 11- La Costituzione ci garantisce l'uguaglianza e la libertà di pensiero, però accade delle volte che questi principi non vengano rispettati …
FRAGALE - E' proprio così. I fatti di cronaca degli ultimi mesi, occorsi all'Università "La Sapienza" di Roma devono indurre a riflessioni attente. Perché non si può organizzare una conferenza sulle Foibe o per esempio sulle Fosse Ardeatine? Perché il Sommo Pontefice non può parlare? Perché continuano a verificarsi violazioni dei diritti fondamentali, vanto della nostra Repubblica Costituzionale? Perché i morti non sono tutti uguali? Non c'è destra o sinistra, religione cattolica o ebraica o musulmana, non c'è colore, non c'è pensiero, la morte di chiunque ammanta di luce tombale ogni disputa che l'abbia provocata. E impone rispetto.
Fa specie che ancora si debbano sostenere questi argomenti, che dovrebbero essere innati in ogni essere umano o al più acquisiti per cultura o tradizione. Homo homini lupus, ma all'esito, rispetto per i morti.
L'attenzione non si deve rivolgere all'azione di presunti teppisti, deviante e banale; occorre focalizzare il nucleo del problema: è stato ancora impedito a qualcuno di manifestare il proprio pensiero. Peraltro non può essere sottaciuta la circostanza che la Chiesa Cattolica subisca di continuo attacchi e censure non accettabili.
Le Maggioranze e le Minoranze, etniche, di razza e di religione devono avere pari dignità e pari diritti in ogni stato civile. Naturalmente nell'osservanza delle leggi. Corretto il diritto-dovere di storici, studiosi, giornalisti, di manifestare liberamente il proprio dissenso o la propria critica verso altri, senza suscitare offesa e rimanendo nell'ambito della lecita modalità di manifestazione del pensiero.
Da sostenere con forza il processo di parificazione delle Minoranze alla Maggioranza, ma il non rispetto nei confronti dei più vanifica l'encomiabile procedura di parificazione dei diritti.
La tolleranza deve essere il metodo unico; l'accettazione del nuovo, totale; la comprensione dell'altrui pensiero, incondizionata. Tale assioma non ha colore o connotazione. La Voce mediatica del Vaticano è stata sottoposta ad un processo penale, e la Giustizia italiana ha dato prova di imparzialità. Begli esempi, purtroppo per il nostro Paese, vanificati da cadute di stile che non possono essere propri di un sistema che si vanti democratico.


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