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Studio legale Fragale


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Rassegna stampa Malagrotta

Malagrotta, un indagato
per quattro morti sospette
Residenti vittime di neoplasie fulminanti tra il 2008 e il 2010


di Giulio De Santis
ROMA - Quattro morti e decine di malati di tumore residenti nei pressi della discarica di Malagrotta. Vittime di esalazioni e rifiuti stoccati senza rispettare le regole. E’ l’ipotesi allo studio della Procura di Roma che ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e lesioni colpose Francesco Rando, rappresentante legale della Giovi, la società che gestisce la discarica. Nel novembre del 2008 Rando, titolare della gestione dell’impianto, è stato condannato a un anno di reclusione per lo smaltimento «senza alcuna autorizzazione di rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato».

L’iscrizione in questo caso sarebbe un atto dovuto dopo le denunce presentate in Procura dai parenti delle quattro vittime, morte di tumore in pochi mesi tra il 2008 ed il 2010. Un’inchiesta che si allarga anche alle parsone ancora vive ma malate di cancro, disturbi disfunzionali alla tiroide, problemi cardiocircolatori e respiratori. Patologie che potrebbero essere tutte riconducibile alla discarica di Malagrotta e al mancato rispetto delle regole di stoccaggio nello smaltimento dei rifiuti come previsto dalla normativa europea. Bisogna ricordare che lo scorso 16 giugno la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione per le modalità con cui per anni è stata stoccata la spazzatura nella discarica. Una decisione che ha convinto la Regione a mettere i lucchetti all’impianto.

Il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e il sostituto procuratore Alberto Galanti, intenzionati a fare luce in tempi rapidi su quanto successo, attendono sulle loro scrivanie la consegna di uno studio epidemiologico della Regione condotto sui residenti di Malagrotta. Il dossier dovrebbe contenere un’analisi storica sul tipo di malattie ricorrenti tra i residenti. Un passo questo considerato necessario per ipotizzare un nesso di causalità tra le patologie contratte dalle presunte vittime e la presenza della discarica nelle vicinanze delle loro abitazioni. La consegna del dossier è prevista pochi giorni prima di Natale. Se il contenuto non sarà ritenuto esaustivo, allora la Procura procederà a disporre una propria consulenza. «Avremmo preferito che venisse disposto uno studio epidemiologico autonomo» commenta l’avvocato Francesca Romano Fragale, presidente dell’ associazione Futuro sostenibile e portavoce dei parenti delle vittime.

Sono quattro le famiglie dilaniate dal dubbio di avere perso i propri cari per colpa della discarica di Malagrotta. Quattro presunte vittime che hanno perso la vita dopo aver contratto all’improvviso neoplasie fulminanti. Enrico Frustalupi, capocantiere presso il gassificatore di Malagrotta a partire dal 2007, mori il 24 maggio del 2010 per un tumore al cervello dopo aver scoperto la malattia cinque mesi prima. Nove mesi trascorsero tra il momento in cui Alberto Lelli, all’epoca presidente comitato cittadini Malagrotta, scopri di essere malato di cancro e il giorno della sua scomparsa datata 29 ottobre del 2008. Gerardo Ferrante e Antonio D’Alessio sarebbero le altre due presunte vittime della discarica di Malagrotta, decedute nel giro di poche settimane dal giorno della scoperta della malattia.

Tratto da "Il Messaggero" di Martedì 01 Novembre 2011




IL CASO


Malagrotta, l'inchiesta si allarga
indagine su 10 residenti malati
Nuove carte nel fascicolo sui 4 decessi: l'accusa è omicidio colposo. Simili le patologie denunciate dal 2000. Si cercano connessioni tra i fumi e lo stati di salute degli abitanti attorno alla discarica



di FRANCESCO SALVATORE
Si fa più pesante il fascicolo aperto il mese scorso dalla procura di Roma sulla discarica di Malagrotta. Nell'inchiesta per cui si indaga, con l'accusa di omicidio colposo, sui quattro decessi avvenuti tra il 2008 e il 2010 sono state aggiunte ulteriori carte. Documenti sanitari che riguardano più di dieci persone che abitano nella zona intorno alla discarica e che descrivono le varie patologie che le hanno colpite in questi ultimi dieci anni. Casi molto simili fra loro di tumori, disturbi disfunzionali alla tiroide, problemi cardiocircolatori e respiratori. Carcinomi alla vescica, all'intestino e alla mammella sono i casi più gravi che si sono verificati a partire dai primi anni del 2000. I documenti vanno ad aggiungersi all'esposto da cui è partita l'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e dal pubblico ministero Alberto Galanti.

A portarli all'attenzione del pubblico ministero Alberto Galanti è stata l'avvocato Francesca Fragale, presidente dell'associazione Futuro sostenibile e rappresentante delle famiglie degli ammalati. L'indagine, aperta il mese scorso per omicidio colposo, è finalizzata a stabilire se esistono connessioni tra le morti e i fumi provenienti dalla discarica di Malagrotta. I quattro decessi riguardano persone che hanno abitato per molti anni nella zona limitrofa alla discarica. Si tratta di morti per patologie simili fra loro: due persone, di poco più di cinquanta anni, sono decedute per una forma molto rara di tumore al cervello, il glioblastoma, mentre gli altri due a seguito di un cancro al pancreas e al polmone.



Discariche, tra espropri e battaglie legali
Ecco il contratto di vendita a Cerroni
L'imprenditore paga i terreni di Quadro Alto in base ai rifiuti smaltiti. Prefetto firma ordinanze, anche per S.Vittorino-Corcolle



di Mauro Evangelisti

ROMA - Domani il prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario per la chiusura della discarica di Malagrotta, firmerà l’ordinanza di individuazione dei terreni di Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) in cui saranno realizzate le discariche provvisorie. Si tratta della prima mossa che porterà rapidamente agli espropri e alle gare per l’assegnazione dei lavori di realizzazione (ma anche della gestione) degli impianti.

Ma su Quadro Alto, settanta ettari, si vede all’orizzonte una massiccia controffensiva legale da parte di Manlio Cerroni, presidente del Consiglio di amministrazione della Colari, la società proprietaria di Malagrotta. «Non sono preoccupato - spiega il prefetto Pecoraro - d’altra parte ci sono già tre ricorsi». Uno è quello di Federlazio contro la nomina stessa da parte del consiglio dei ministri del commissario straordinario. Ma su Quadro Alto si andrà a un vero braccio di ferro, anche alla luce del contratto d’acquisto con cui le cave dove deve sorgere la discarica sono passate dalla società agricola Procoio Vecchio alla Colari.

La Procoio Vecchio fa capo al principe Ignazio Boncompagni Ludovisi, brillante uomo della finanza milanese. Nel contratto, siglato subito dopo la scelta del sito da parte del prefetto, si dice espressamente che sul terreno sarà realizzata una discarica. Addirittura, si fissa il prezzo in base alla quantità di rifiuti che saranno smaltiti. E qui nasce il primo dubbio: Cerroni è manager di enorme esperienza, che interesse aveva ad acquistare un terreno destinato all’esproprio? Che senso ha quel contratto condizionato alla realizzazione di una discarica? È logico che l’obiettivo di Cerroni sia quello di avere la proprietà del terreno per poi opporsi, con i suoi legali, all’esproprio.

Su questo Pecoraro non si scompone: «A me non interessa se c’è stato un contratto condizionato, non sono cose che riguardano il mio operato. Io so solo che procederemo con l’ordinanza di individuazione delle aree e successivamente con l’esproprio».

C’è un altro dato interessante: nel contratto non si fissa la cifra che incasserà la società che ha venduto i terreni. Si prevede una percentuale invece su ogni tonnellata di rifiuti conferiti. Bisogna sapere che i comuni che porteranno i rifiuti pagheranno Cerroni se sarà lui il gestore della discarica. A sua volta la Colari riconoscerà il 10 per cento di 85 euro (tariffa minima) per ogni tonnellata di rifiuti solidi urbani alla Procoio Vecchio (la società venditrice del terreno), e il 7 per cento di 175 euro (sempre tariffa minima fissata dal contratto) per ogni tonnellata di rifiuti speciali.

In sintesi: a quanto ammonterà il business? Provando a fare un conto approssimativo, limitandosi alla parte più importante che è quella dei rifiuti solidi urbani, si può partire da un dato che fornì il prefetto nel corso della conferenza stampa in cui annunciava i siti. Disse che Quadro Alto ha un potenziale di 2.500.000-2.800.000 tonnellate di rifiuti.
Significa in tre anni circa 210 milioni di euro d’incassi. Bene, il 10 per cento di quella cifra - circa 21 milioni di euro - andrà, mese dopo mese, alla società che ha venduto il terreno. C’è però chi giudica sovradimensionato il dato di 2.500.000 tonnellate in tre anni e invita a ridurre a 500 mila tonnellate all’anno il conferimento nella futura discarica, visto che il volume dei rifiuti sarà diminuito se tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico viaggeranno senza sosta. In quel caso il «fatturato» della discarica sarà di circa 130 milioni di euro in tre anni e 13 milioni andranno alla società venditrice.

Ma c’è un altro dato che deve fare riflettere: la tariffa indicata come minima nel contratto - 85 euro a tonnellata - è più alta di quella che attualmente pagano i comuni. O Cerroni si è tenuto alto per convincere il venditore o all’orizzonte ci aspetta un incremento delle tariffe che di riflesso ovviamente andrà a pesare sulle tasche di tutti i cittadini. In linea teorica, tutto quanto previsto da questo contratto condizionato alla realizzazione della discarica, verrebbe spazzato via dall’esproprio con conseguente indennizzo, ma è evidente che la situazione non sarà così semplice. Tanto più che i tempi sono serrati, visto che proprio nel corso dell’audizione alla commissione parlamentare, lo stesso Cerroni ha dichiarato che dai primi giorni di gennaio a Malagrotta non ci sarà più posto per altri rifiuti.

Tratto da "il Messaggero - Cronaca di Roma" di Domenica 23 Ottobre 2011




Rifiuti, scontro su proprietà discariche
I manifestanti assediano la Regione
Bonelli: Quadro Alto è di Colari, che gestisce Malagrotta, c'è accordo con regione. Polverini: solo pesanti illazioni




ROMA - Vestiti con sacchi della spazzatura «perchè siamo trattati come rifiuti umani», mentre i bambini portano striscioni “Difendiamo la nostra salute”: circa 200 persone protestano così davanti alla sede del Consiglio regionale del Lazio, per chiedere che le politiche dei rifiuti della Regione cambino direzione. I manifestanti sono arrivati per la seduta straordinaria che ha all'ordine del giorno l'ordinanza su Malagrotta e la procedura di infrazione dell'Ue in merito al sito di smaltimento. La seduta si è aperta con la relazione dell'assessore ai Rifiuti e alle Attività produttive Pietro Di Paolo. Di Paolo ha ripercorso la lunga vicenda dei piani rifiuti nel Lazio, ricordando i tre commissariamenti e le due procedure Ue.

No alle discariche e agli inceneritori, sì invece alle politiche di riciclo, riuso e differenziata: è il messaggio dei manifestanti, arrivati da Riano (dove sorgerà secondo le indicazioni del prefetto Pecoraro una delle discariche provvisorie), e da Fiumicino, dove è stato invece individuato il sito di Pizzo del Prete per la struttura definitiva. Qualcuno ha stampato una mappa satellitare di Riano, con indicate le distanze tra il sito della discarica e le abitazioni: «Ce ne sono anche a 100 metri» spiegano i cittadini. «Tutti gli studi internazionali vanno in una sola direzione - spiega Massimo Bistacchia, agricoltore di Cerveteri, che parla per il Comitato Rifiuti Zero - quella del riciclo e della differenziata. Vogliono invece rifare un'altra Malagrotta. Non ce l'abbiamo con la Polverini in quanto tale ma con la Regione che sono cinque anni che non fa una legge regionale sui rifiuti. Vogliono approvare direttamente il Piano senza fare una legge, ma così si consegna tutto alle lobby e alla malavita».

Nel pomeriggio momento di tensione tra le forze dell'ordine e manifestanti, che non fanno né entrare né uscire. Secondo le forze dell'ordine sono presenti circa 300 persone.

«Sul territorio di Fiumicino non è previsto alcun inceneritore. Chi sostiene che ci sarà un inceneritore sostiene il falso. La situazione della nostra Regione è molto seria. Non vorremmo però che da una situazione seria ma gestibile si passi a una non gestibile - ha detto l'assessore Di Paolo - Nel Piano rifiuti non ci sono inceneritori: la carenza di termovalorizzazione è prevista solo dal cosiddetto scenario di controllo, che al momento è solo una eventualità. Il Piano lavora invece sulle parti virtuose del ciclo. A questa giunta va riconosciuto il merito di aver aggredito il problema, assunto responsabilità, fatto scelte che creano anche mal di pancia e legittime preoccupazioni. Ma da oggi in poi c'è la possibilità di dare ascolto a tutti coloro che hanno manifestato in modo costruttivo le loro preoccupazioni, dalle associazioni, ai comitati, ai singoli cittadini, in un quadro finalmente di certezze. Non in un quadro che tamponava l'emergenza di turno come in passatoma che oggi dà risposte a tutto tondo».

«Risulta che l'area dove dovrebbe sorgere la discarica di Riano è stata acquistata dal Consorzio Colari. C'è un accordo tra la Regione e questo monopolio dei rifiuti che ha determinato il problema della gestione dei rifiuti? C'è un accordo tra la giunta e il Consorzio che gestisce la discarica di Malagrotta? - ha detto il capogruppo e leader nazionale dei Verdi Angelo Bonelli - Per la prima volta si deroga alla Via e alla Vas. Voi sapete che le tre aree individuate sono inidonee. In questo piano, mai trasmesso ai consiglieri, si legge che Riano e Corcolle sono inidonei dal punto di vista idrogeologico, mentre Pizzo del Prete ha rilevanti aree archeologiche e paesaggistiche. Voi in un modo strategico avete estrapolato Malagrotta dal Piano rifiuti. Avete chiesto una soluzione a Berlusconi e lui ve l'ha data. Il Piano rifiuti è fuffa, qualcosa che non serve a nulla. Avete realizzato un'ordinanza, l'avete scritta voi, perchè oggi, e mi dispiace dirlo, usate il prefetto Pecoraro che è uno strumento nelle vostre mani per fare ciò che non avete coraggio fare. Realizzare discariche dove non si possono fare».

La proprietà dell'area di Quadro Alto, a Riano, è di Colari. A confermarlo è lo stesso presidente del consorzio e proprietario della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, in un'audizione alla commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti. «Il consorzio Colari è ormai proprietario del terreno di Quadro Alto - ha detto - Il contratto l'ho firmato dieci giorni fa. In precedenza la proprietà del principe Boncompagni Ludovisi ci aveva concesso un'opzione ma poi in vista della realizzazione della discarica abbiamo acquistato il terreno». Cerroni critica la nomina del commissario straordinario Pecoraro. «È stata fatta - dice - per motivi strumentali. Non c'era bisogno. È semplice, non c'era da fare altro. Si trattava di fare una scelta e politicamente nessuno si sentiva. Allora per non saper nè leggere nè scrivere si è scelto di farlo scegliere ad un altro». Cerroni ha anche detto che «il proprietario del terreno a Corcolle-San Vittorino è Salini, ma mi hanno detto che ha venduto ad una società del Leichtenstein».

Polverini: solo pesanti illazioni. «Quell'impresa non ha soltanto quell'area ma ne ha molte altre che potevano essere adibite a discarica. Dopodichè non sfugge a me, e non può sfuggire agli esponenti dell'opposizione che si dichiarano esperti che sta agendo il prefetto con funzioni commissariali», ha detto la presidente Renata Polverini a chi le chiedeva un commento sull'acquisizione da parte del Consorzio Colari dell'area di Quadro Alto, a Riano. A chi le chiedeva se escludesse quindi che ci sia un accordo tra il Consorzio Colari e la presidenza della Regione, Polverini ha risposto: «Non solo, lo escludo! È un atteggiamento assolutamente scorretto da parte di un consigliere che fa illazioni, peraltro pesanti. Questo imprenditore lavora quasi in regime di monopolio in questa città e io sono al governo della Regione soltanto da un anno e mezzo. Il prefetto Pecoraro ha già chiarito, nei giorni scorsi, che attraverso le proprie funzioni commissariali agirà attraverso esproprio. Bonelli credo abbia delle responsabilità anche di amministrazione. Mi pare di ricordare che è stato anche assessore. Se oggi da questo Consiglio l'opposizione indica dei siti alternativi a quelli di Corcolle e Riano, noi siamo disponibili a parlarne. Però si devono assumere la responsabilità di indicarli. Siamo qui per questo, li ascoltiamo».

«Se le nostre sono solo illazioni allora Polverini spieghi come mai proprio in queste ore Cerroni stia disegnando il suo personale, e secondo noi purtroppo vero, piano rifiuti affermando che la proprietà dei terreni di Quadro Alto è sua e che li ha acquistati solo dieci giorni fa; che si opporrà a un eventuale esproprio dell'area; che non parteciperà a eventuali gare perchè la gestione della discarica gli spetta per legge; che gli impianti di tmb produrranno combustibile per gli inceneritori - afferma il presidente dei Verdi del Lazio Nando Bonessio - È evidente che il monopolista della monnezza ha fiutato l'ennesimo lucroso affare e sta giocando la propria pesante partita al di sopra di tutto e tutti. Spiace dirlo ma è lo scenario peggiore che avevamo immaginato. Il deus ex machina del rifiuto condiziona a proprio uso e consumo la politica dei rifiuti del Lazio sulla pelle dei cittadini. Estremamente inquietante anche la dichiarazione circa la proprietà del terreno di San Vittorino-Corcolle che sarebbe di una società del Lichtenstein, noto paradiso fiscale, cosa che se fosse vera rappresenterebbe una criticità inaudita. Ma Polverini e Alemanno ormai sono solo delle comparse sfocate che sembra nulla possano. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il problema fondamentale non sono i siti, ma il modello di gestione dei rifiuti, applicare Riuso, Riciclo e Riduzione. Nei prossimi giorni regaleremo un vocabolario alla presidente della Regione affinchè possa documentarsi, assieme ad Alemanno sul significato di queste tre semplici parole».

«L'errore della presidente Polverini è stato assumersi responsabilità e adempimenti che riguardavano il Comune di Roma. Ha deciso di avocare a sè ciò che spettava ad Alemanno, deresponsabilizzando il Campidoglio - ha detto il capogruppo Pd al Consiglio regionale del Lazio Esterino Montino - Alemanno in questi due anni ha fatto una scelta gravissima. Ha deciso di fermare il sistema degli impianti a sua disposizione, sia nel pubblico che nel privato. Gli impianti di Rocca Cencia e quello sulla Salaria, infatti, sono utilizzati al di sotto delle loro possibilità e questo è un dato di fatto, non strumentalizzazione. Alemanno ha pensato, per ragioni di carattere finanziario, di risolvere il problema dei rifiuti cercando la strada più corta, ossia buttare il tal quale in discariche fuori Roma. Ma questa è una strada che non è possibile seguire. Il sistema è in tilt e quando l'Ue ci mette sotto accusa per Malagrotta lo fa perchè nella discarica viene messo il tal quale. Si cercano scorciatoie che non ci sono, si cerca di spostare il problema in aree delicate, che impattano sulla popolazione. Credo sia necessario, quindi, che il Comune di Roma trovi una soluzione dentro il suo territorio e sia autosufficiente. Bisogna costringere il Campidoglio ad agire in questo modo».

I Comitati occupano la sala Mechelli della Pisana. «Da qui non ce ne andiamo - ha detto Andrea Cavola del coordinamento dei comitati Rifiuti Zero per il Lazio - Abbiamo assistito al dibattito - ha spiegato - e abbiamo registrato il disprezzo totale della giunta Polverini nei confronti di qualsiasi tipo di confronto con i cittadini, e nei riguardi delle mozioni presentate dall'opposizione che noi sostenevamo. La nostra reazione ora sarà durissima, perchè questa non è casa della Polverini. Lei è ospite. La Polverini faceva la sindacalista, e anche male. Da oggi in poi avrà molto lavoro da fare perchè noi a tutti i livelli a partire dal territorio faremo opposizione durissima». Nella Sala Mechelli è presente una delegazione dei comitati che hanno manifestato tutto il pomeriggio e alcuni consiglieri regionali che hanno assistito all'assemblea dei comitati, tra i quali Valentini, Celli, Zaratti, Nieri, Peduzzi, Nobile, Rossodivita, Berardo, Bonelli, Lucherini, Nieri e il segretario regionale dei Verdi Nando Bonessio.

Tratto da "il Messaggero - Cronaca di Roma" di Mercoledì 19 Ottobre 2011




Rifiuti, nelle cave di Quadro Alto
Riano in rivolta, il sindaco: ricorso al Tar
Pecoraro: scelta inevitabile per chiudere Malagrotta
entro il 31 dicembre. Civita: scelta sbagliata





ROMA - Sarà realizzato a Riano l’impianto provvisorio, in funzione per almeno tre anni, che dovrà sostituire la discarica di Malagrotta. Una scelta che sta creando a Riano la sollevazione popolare con tanto di annuncio di ricorso al Tar. «Il comune unito e i suoi abitanti ribadiscono il no alla discarica». A sottolinearlo è Marinella Ricceri, sindaco di Riano, comune in provincia di Roma, a poche ore dall’annuncio del sito scelto per l’impianto provvisorio del dopo Malagrotta. L’annuncio ufficiale verrà dato dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario per la chiusura di Malagrotta, in un conferenza stampa. Una scelta che stando alle indiscrezioni della stampa ricadrebbe proprio su Riano.

«Ieri nel corso di un incontro con il prefetto - spiega il sindaco - abbiamo fatto le nostre osservazioni». «Una possibilità», racconta il sindaco, «che dall’estate ci ha visto uniti nel no: non si rendono conto dei luoghi presi in considerazione - sottolinea - luoghi per cui noi avevamo progetti ben diversi da quelli di una discarica. Le cave, inoltre, sono nel paese, ci sono studi fatti sul territorio, vincoli».

Per il Prefetto Pecoraro saranno invece Quadro Alto nel Comune di Riano e Corcolle-San Vittorino nell’VIII Municipio di Roma, i due siti che ospiteranno i rifiuti dopo la chiusura della mega discarica di Malagrotta. Lo ha ribadito il prefetto di Roma e commissario per Malagrotta Giuseppe Pecoraro. Entrambe le aree sono state scelte in maniera provvisoria, per 36 mesi.

«Due siti erano a Fiumicino - ha spiegato Pecoraro -: uno a Osteriaccia e uno a Pizzo del Prete; uno a Castel Romano; uno a Riano e per quanto riguarda Roma uno a San Vittorino-Corcolle, Pian dell’Olmo e Monti dell’Ortaccio. Ho riunito una commissione di tecnici e consulenti di Comune, Provincia e Regione e ho preso la decisione di scegliere questi due siti sulla base di due presupposti: la quantità dei rifiuti trattati e evitare che un unico sito fosse oberato a una grande quantità di rifiuti».

In 36 mesi, il periodo programmato per il funzionamento delle due discariche, si stimano «tre milioni e mezzo di rifiuti trattati» da conferire. A Corcolle-San Vittorino, riferisce Pecoraro, la capienza è di un milione e 100 tonnellate. Tra i due milioni e i due milioni e mezzo di tonnellate andranno a Quadro Alto». Il commissario per Malagrotta ha parlato di una «scelta non facile ma che nasce da un presupposto determinante: l’urgenza di chiudere Malagrotta, perchè l’Italia è stata già oggetto di infrazione da parte dell’Ue. È stata una scelta non facile - ha ribadito - perchè andiamo in un Comune fuori Roma ma per la quantità di rifiuti e per i tempi non potevamo scegliere altrimenti».

«Siamo preoccupati, indignati. Oggi a Riano i cittadini si ritrovano con una discarica sotto casa. Con il prefetto Pecoraro non c’è stata alcuna trattativa, ma semplicemente una comunicazione ufficiale». È quanto ha repplicato il sindaco Ricceri dopo aver ricevuto la comunicazione, da parte del prefetto di Roma.

Ricorso al Tar. «Il prefetto ci chiede senso di responsabilità? Noi siamo intenzionati a contrastare questa scellerata decisione in tutti i modi, che in piazza sia per via legali». «Ieri abbiamo proposto al commissario Pecoraro un altro sito per localizzare la discarica ma ce stato disposto che non era idoneo - prosegue Ricceri -. Secondo noi neanche Quadro Alto non è una zona idonea: le case distano pochissimo da quell’area e gli abitanti di Riano sono indignati, preoccupati. Il nostro è un paese che ha avuto uno sviluppo notevole in questi dieci anni, tante persone si sono trasferite per stare più tranquille, hanno fatto investimenti e ora rischiano di trovarsi una discarica dentro casa, perchè Quadro Alto - spiega - sta dentro al paese, non fuori».

Maruccio: piano regionale è carta straccia. «Con lo scioglimento della riserva sui nuovi siti alternativi a Malagrotta, arrivata dopo un commissariamento dovuto alla manifesta incapacità di Comune e Regione di prendere una decisione, una cosa è evidente da subito: il piano rifiuti della regione è carta straccia». Lo dichiara in una nota il capogruppo e segretario regionale dell’Italia dei Valori, Vincenzo Maruccio.

Bonessio: senza prospettive future. «Dire che sui rifiuti si navighi a vista nel Lazio sarebbe fare un complimento alla coppia Polverini-Alemanno. La realtà è che si và a picco e che ciò che si prospetta è una non soluzione». Lo dichiara in una nota il presidente dei Verdi del Lazio, Nando Bonessio.

Pecoraro: scelta inevitabile. «La discarica di Malagrotta ha fatto il suo tempo. C’è la necessità di chiuderla entro il 31 dicembre. Si è reso necessario procedere con urgenza alla scelta alternativa dei due siti di Riano a Quadro Alto e a Roma, a San Vittorino nell’VIII Municipio. Non è stato facile, ma non si poteva fare altrimenti». È quanto ha dichiarato oggi a Roma il prefetto Giuseppe Pecoraro presentando ai giornalisti il piano alternativo alla discarica di Malagrotta.

«Come italiano e come cittadino ho chiesto a tutti i sindaci convocati oggi di avere un comportamento istituzionale. Non si può mandare in emergenza rifiuti la nostra capitale - ha aggiunto Pecoraro - ognuno di noi deve fare in modo di tenere alta l’immagine della capitale».

La gestione a Cerroni? Partecipi alla gara d’appalto. Per la gestione della nuova discarica di Quadro Alto, a Riano, «bisognerà fare una gara». Dice Pecoraro. «Se Cerroni (gestore di Malagrotta, ndr) partecipa alla gara ben venga, nessuno glielo vieta. Si deciderà in relazione all’offerta».

Parlando sempre dell’area di Quadro Alto Pecoraro ha precisato: «Mi auguro che si possa occupare d’urgenza, fare i lavori e poi dare un indennizzo al proprietario». Per l’avvio della gara, invece, i tempi previsti si aggirano intorno al mese.

Civita: scelta sbagliata. «Non condividiamo la scelta del Commissario di individuare a Quadro Alto, nel Comune di Riano, il sito per la nuova discarica di Roma. Si tratta di un sito che per dimensioni e volumetrie disponibili può riprodurre una nuova Malagrotta. L’obiettivo iniziale, condiviso da tutte le istituzioni e dal Commissario, era invece quello di non ripetere l’esperienza di Malagrotta e di scegliere un sito di piccole dimensioni e di breve durata che avrebbe consentito alle istituzioni di aumentare la qualità e la quantità della raccolta differenziata e di mettere a regime gli impianti di Tmb (trattamento meccanico biologico) già realizzati a Roma». Lo dichiara in una nota l’assessore alle Politiche del Territorio e alla Tutela Ambientale della Provincia di Roma, Michele Civita.

Tratto da "il Messaggero - Cronaca di Roma" di Venerdì 07 Ottobre 2011 - 12:15



COMUNICATO STAMPA

DISCARICA DI MALAGROTTA: ESPOSTO PER DISASTRO AMBIENTALE


L’Associazione Futuro Sostenibile ONLUS nella persona del Presidente Francesca Romana Fragale, difensore da circa dieci anni del Comitato Malagrotta nei processi penali nei confronti dei gestori della discarica, ha inoltrato un esposto penale per disastro ambientale.
La nocività chimico-tossica dei rifiuti si riversa sul terreno, l’aria, l’acqua, i vegetali, gli animali.
Il codice penale prevede che c’è il disastro ambientale quando l’inquinamento ha prodotto lesioni o morte o danni alle cose tali da creare un effettivo pericolo grave per la salute collettiva.
Già è stato inoltrato un esposto dalla Fragale per il decesso di quattro cittadini residenti in zona limitrofa alla discarica.
Il PM Cucchiari è ora investito anche dell’esposto per disastro ambientale, che deriva dalle lamentate fuoriuscite incontrollate di percolato, dalle carenze di autorizzazioni, dal non congruo trattamento di rifiuti speciali e tossici e dalla non ricaptazione del biogas.
Il disastro ambientale provoca allergie, cefalee, disturbi cardiovascolari, disturbi alla tiroide, urogenitali, tumori.
L’Unione Europea ha non a caso sanzionato l’Italia per assenza di trattamento meccanico biologico, che causa ripercussioni sulla salute umana e sull’ambiente.





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