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Studio legale Fragale


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"Tanti errori durante i soccorsi"

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Castel Giubileo, i consulenti del pm: il vigile del fuoco poteva salvarsi
Nonostante la corrente, il buio e il freddo il vigile del fuoco si sarebbe potuto salvare se soltanto l' attrezzatura fosse stata adeguata e i rischi del soccorso non fossero stati sottovalutati. Per i consulenti del pm Delia Cardia non è stata la sventura a uccidere Simone Renoglio, 35 anni, annegato alla diga di Castel Giubileo per salvare un sub: in quel tragico pomeriggio del 14 gennaio 2003, errori e leggerezze che si sarebbero potuti evitare hanno provocato la morte pompiere. Gli esperti della Procura non hanno dubbi. "La bombola della capacità di cinque litri - scrivono il capitano dei carabinieri Pasquale Sario e il comandante della Marina militare Domenico Matarese - risultava avere una ridotta autonomia ripetto al tipo di lavoro da effettuare". Il vigile del fuoco (i cui familiari si sono costituiti parte civile con l' avvocato Francesco Petrelli) è rimasto senza ossigeno, e all' apnea ha collaborato "un leggero trafilamento d' aria" emerso dalla maschera gran facciale. Questa, benchè il manuale lo richieda, non sarebbe stata controllata prima dell' immersione. E non era nemmeno equipaggiata "per le comunicazioni tra il subacqueo e la superficie". Nel capitolo dedicato all' attrezzatura i consulenti del pm criticano il caposquadra, Paolo De Santis, 44 anni, che non avrebbe riflettuto sul "considerevole rischio" corso da Renoglio di incastrarsi sotto la diga, come era appena successo al sub poi salvato: Paolo De Iure, 33 anni, dipendente della Adriatica Sub Service. Ma anche la metodologia dell' intervento non sfugge alle censure di Sario e Matarese, secondo i quali "era necessario stabilire uno stretto e diretto contatto fra Renoglio e l' assistenza di superficie, predisponendo nel contempo un efficace pronto intervento in caso di incidente". Invece "nel corso dell' immersione" il caposquadra, benchè incaricato del controllo e della comunicazione con il vigile del fuoco, ha lasciato "in più occasioni il contatto diretto con la braga di collegamento". E inutile si è rivelata la decisione di dislocare altri pompieri sopra la passerella aerea: i tre, due dei quali già pronti a tuffarsi, non hanno potuto soccorrere in tempo Renoglio perchè troppo lontani dal punto dell' immersione. La relazione, di 29 pagine, aggrava la posizione di De Santis, l' unico finora iscritto nel registro degli indagati. Tuttavia nel fascicolo dell' inchiesta ci sono anche atti che gli danno ragione: "Abbiamo già prodotto due consulenze - spiega l'
avvocato Francesca Romana Fragale -, una sulle attrezzature e l' altra sulle strategie di intervento, ed entrambe raggiungono conclusioni opposte a quelle dell' accusa". Lavinia Di Gianvito
Di Gianvito Lavinia


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