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Ue, via libera ai cibi clonati fallita la regolamentazione.




Ue, via libera ai cibi clonati fallita la regolamentazione.
No all'etichettatura richiesta dal Parlamento Europeo.

dal Messaggero di mercoledì 30 marzo 2011, pagina 15

di Massi Carla



Potrebbero arrivare sul mercato e, per giunta senza etichetta, i formaggi, la carne e il latte derivati dai figli della pecora Dolly. Potrebbero, insomma, essere venduti privi di avvertenze per i consumatori, bistecche, caciotte, salumi o ricotta provenienti da stabilimenti che utilizzano animali discendenti da capi donati. Parliamo di mucche, come di maiali, pecore e capre. Si rischia di far circolarequesti prodotti senza "carta di identità" dal momento che, a Bruxelles, è fallito il tentativo di conciliazione tra Consiglio dei ministri della Ue e il Parlamento europeo chiamati a decidere se agevolare o meno l'arrivo dei figli di bovini o suini donati. E, dunque, anche di cibi provenienti da questi. Un fallimento, dopo dodici ore di trattativa, che penalizza i consumatori. Rimasti senza la garanzia di poter scegliere liberamente se acquistare una bistecca da vitello- ne donato oppure no. Si apre, così, un periodo senza norme e senza leggi dal momento che proprio oggi decade la proposta sul tavolo dei politici di dare un profilo all'etichettatura.

In pratica, ciò vuol dire che, senza un accordo definitivo, sarà possibile continuare ad importare carne bovina dai partner mondiali senza controlli. Braciole di maiale da pronipoti di animali donati e braciole con l'etichetta dell'allevatore nostrano si potrovare una accanto all'altra. Pensiamo solo ai bovini: oggi la Ue ne importa 300mila tonnellate che rappresentano meno del 5% della produzione europea, pari a 8 milioni di tonnellate.


L'incontro dell'altra sera a Bruxelles, tra il Parlamento europeo e il Consiglio, si è risolto in un'occasione persa. Ci si aspettava di poter aggiungere un importante tassello normativo alla strategia dei controlli sui cosiddetti "novel foods", quelli costituiti o contenenti organismi geneticamente modificati. E' rimasto il vuoto. Le parti si sono bloccate su fronti contrapposti: il Parlamento sosteneva la linea di una etichettatura chiara mentre il Consiglio chiedeva che la messa la bando di questi alimenti fosse sottoposta ad analisi scientifiche e non tracciata.


«Io mangerei senza difficoltà carne bovina donata in quanto non c'è differenza da quella tradizionale», commenta a caldo il commissario europeo alla Salute John Dalli. «Fino all'ultimo - spiega Gianni Pittella (SD) responsabile per la conciliazione - abbiamo cercato un compromesso, ma non si può chiedere al Parlamento europeo di tradire i diritti dei consumatori». «A questo punto - aggiunge Alfredo Pallone, portavoce della delegazione italiana Pdl al Parlamento europeo - dovranno essere i governi nazionali ad intervenire perché venga scongiurato il pericolo della commerciali77a7ione di prodotti le cui origini non sono naturali».


Dal mondo degli allevato- ri solo proteste e preoccupazione. Temono che l'obiettivo per la conservazione della specie si frantumi invece di rafforzarsi, dicono che la donazione partorisce bestie più fragili e che la biodiversità sparirebbe come tesoro dai nostri allevamenti. Non vedo- no aspetti positivi nel fotocopiare i capi modello e farli poi riprodurre. «Ovviamente si venderebbero i derivati dei figli dei donati - fa sapere Rolando Manfredini, agronomo responsabile della sicurezza alimentare della Coldiretti - ma si moltiplicherebbe un patrimonio innaturale. Latte e carni sulle quali, a oggi, non abbiamo certezze. Per giunta, come dimostra un nostro sondaggio, il 68% degli italiani dice no al cibo donato». Anche la Confederazione italiana agricoltori alza la voce. «E' concreto, ora, il rischio che sulle tavole di tutta Europa possano arrivare carni, latte e formaggi da animali modificati». Dall'Istituto della nutrizione solo rassicurazioni: nessuna differenza tra la bistecca di un animale donato e quella di un suo progenitore "naturale".


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